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il progetto

Aggiornamento: 4 mag 2021

Il progetto intende formare la consapevolezza di chi partecipa ad una class action contemporanea, stimolando il concetto di consapevolezza e responsabilità sul significato delle nostre azioni e su quanto possano gravare su noi stessi, sugli altri, sull’insieme e non infine sul rispetto tra persone e del territorio.

L’obiettivo è quello di avviare una riflessione sui linguaggi, ognuno diverso nel suo genere, sul fare comune, sull’educazione e sugli impulsi che plasmano i tempi, nonché sul rapporto tra i discenti e il controllo sui problemi della quotidianità, ma in particolar modo per il tema proposto dal dipartimento delle Pari opportunità di Roma Capitale, attraverso azioni efficaci, dove i protagonisti principali saranno gli studenti guidati dall’artista Rosy Rox.

In questo lavoro nello specifico, l’artista instaurerà un contatto con lo spettatore, l’alunno, per proporre una riflessione sulla profondità del sentire umano, segnato, come tutti i legami, da sentimenti simultanei e contraddittori tra conscio e inconscio, presenza e ombra, naturale e artificiale, soggettività e alterità.

Questo progetto sposa bene l’intervento di “Educazione all’affettività” e alla soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali e sensibilizza i discenti nella propria interiorità.

Il laboratorio apre a una visione alternativa e profonda della realtà per arrivare alla ricerca e alla conoscenza del se, attivando un vero e proprio processo metacognitivo.




Durante la performance, e i vari esercizi, si entrerà in uno stato di silenzio e di meditazione, a dimostrazione che il dialogo è possibile, anche attraverso il linguaggio non verbale.

Ed è così che il Donare diventa atto creativo. Il Dono, è inteso come gesto di scambio sia del bene fisico che della componente spirituale insita nei materiali.

Nel 2014, Rosy Rox ha lavorato con persone affette dal morbo di Alzheimer, morbo che atrofizza intere zone del cervello, in particolare le aree ippocampali, preposte alle funzioni di apprendimento e memorizzazione. Gli individui affetti sono progressivamente isolati in una zona di decadimento cognitivo cronico, nella quale le cose appaiono e scompaiono.

Gli incontri si sono svolti come performance relazionali, durante le quali l’artista ha aperto il dialogo, elaborando chiavi d’accesso alla sensibilità e al ricordo di ogni partecipante, lasciando loro libera iniziativa, in uno scambio continuo di esperienze e gesti.







 
 
 

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